martedì 14 febbraio 2012
sabato 11 febbraio 2012
TELEPHONE WIRE BASKETS
L'IMBENGE
Gli zulu del Sud Africa per secoli hanno costruito canestri fatti
con erbe e foglie di palma. Questi cesti erano tessuti così stretti
con erbe e foglie di palma. Questi cesti erano tessuti così stretti
da poter essere utilizzati addirittura per contenere la birra. Oggi,
riprendendo la vecchia tradizione, gli zulu che vivono nelle
campagne hanno inventato un nuovo cesto: l'imbenge.
campagne hanno inventato un nuovo cesto: l'imbenge.
Esso è fatto interamente con i fili del telefono riciclati.
L'idea di utillizzare fili del telefono pare sia dovuta alle sentinelle
che lavoravano a guardia delle fabbriche e della città durante
l'apartheid. Per non annoiarsi ricoprivano i loro manganelli di
fili colorati . L'idea fu trasferita all'intreccio di canestri e piatti.
Sono pezzi sorprendentemente creativi, ed unici (one of a kind).
L'idea di utillizzare fili del telefono pare sia dovuta alle sentinelle
che lavoravano a guardia delle fabbriche e della città durante
l'apartheid. Per non annoiarsi ricoprivano i loro manganelli di
fili colorati . L'idea fu trasferita all'intreccio di canestri e piatti.
Sono pezzi sorprendentemente creativi, ed unici (one of a kind).
Sono pubblicizzati come cestini resistenti, lavabili, con odore di
fumo (pare che li intreccino seduti attorno al fuoco).
Riproducono i colori dell'arcobaleno e sono utilizzati per la
conservazione di prodotti alimentari.
Ho appreso di questa tecnica in
un negozio d'arte di Franschhoek nella zona dei vini (wine route)
ad est di Città del Capo, dove ho scattato queste foto.
venerdì 10 febbraio 2012
Batacchi e marachelle
...TOC...TOC...TOC...
Durante i miei viaggi, amo fotografare vecchi portoni con i loro
batacchi. Mi fermo ad osservarli per coglierne i particolari e
ritorno indietro nel tempo a quando ero bambina.
So perchè mi piace fare questo. Cinquanta-cinquantacinque anni
fa quasi tutte le case avevano la porta con il batacchio, per cui ho
fa quasi tutte le case avevano la porta con il batacchio, per cui ho
impresso nella memoria diverse rappresentazioni decorate che
ho sempre osservato girando per le strade (dalla mano a pugno
che batteva su di una palla a facce sempre diverse,
divertivamo a battere ripetutamente e con tutta la
forza il batacchio e poi scappavamo. Ci piaceva il fatto che la
padrona di casa si affacciasse alla finestra e dicesse: Chi è?
Nascosti dietro un angolo della casa, silenziosi, ascoltavamo la
padrona di casa che a volte imprecava contro di noi, altre volte
dimostrava tanta pazienza ed altre volte, se ci scopriva, non
mancava di minacciarci: Vi ho visti eh! Glielo dico a vostra
madre quando la vedo! Questa minaccia non ci
spaventava. Andavamo via contenti di aver scomodato e fatto
arrabbiare qualcuno. In realtà, però, dentro di me sentivo di
non aver fatto una bella cosa e raccontarlo ai genitori era
alleggerirsi un po' del peso di aver compiuto un'azione poco
conveniente. E i nostri genitori? Ci dicevano di non farlo più.
Non era una bella azione. Ma allora perchè lo facevano anche al
nostro portone!!!!!?????
venerdì 3 febbraio 2012
Lavorare a maglia
![]() |
| Teatro comunale di Cassano Ionio |
...Svelta
svelta
mia calzetta
che ti devo
ormai finire...
Con questa frase si apriva il sipario e si dava inizio ad una
commedia in un piccolo teatrino di paese.
Non ricordo di preciso quando, sicuramente un anno tra gli anni
'50 e '60.
Ero una bambina e spettò proprio a me, seduta al centro del
palco, con due ferri sotto al braccio ed una lunga calza
penzolante, a dare il via allo spettacolo, sferruzzando e
recitando la mia parte.
Fu proprio in questa occasione che imparai a lavorare a maglia.
Questo ricordo me ne richiama un altro: Suor Aurelia.
Era una suora robusta, non la mia preferita che però con infinita
pazienza mi isegnava a far diritto e rovescio.
La ricordo seduta alla scrivania, con un viso rubicondo e
circondata da tante matite colorate. Le sue mani
avevano sempre un bellissimo odore di legno di matite
appena appuntite, odore che adoro e che ancora oggi mi
richiama alla mente quei ricordi.
venerdì 27 gennaio 2012
A TEREZIN: IMPARARE L'ARTE
In memoria dell'artista Friedl Dicker-Brandeis, che deportata a Terezin nel 1942, parteciperà alla resistenza spirituale del ghetto insegnando arte ai bambini internati. Morta nel campo di sterminio di Auschwitz, con i bambini di Terezin, il 6 ottobre 1944.
Ho incontrata questa artista nel libro La valigia di Hana
Siamo a Theresienstadt (Terezin)
So che Terezin era un campo di sterminio con molti artisti:
musicisti pittori scrittori che intrattenevano i
bambini con svariate attività per alleviarne le sofferenze.
Anche Hana era a Terezin
Vorrei far arrivare a tutti voi l'emozione che ho provato nel
leggere queste righe dal libro sopra citato.
" L'insegnante di arte, Friedl Dikeer-Brandeis era stata una
pittrice famosa ed era rinchiusa anche lei a Theresienstadt
Frield insegnava alle sue studentesse argomenti seri come la
prospettiva e la composizione. qualche volta le ragazze facevano
dei disegni che avevano come soggetto la realtà: le mura del
ghetto, le persone che facevano la fila per il cibo, i prigionieri
picchiati dai soldati nazisti.
Più di ogni altra cosa, Frieldl voleva che le sue lezioni
aiutassero i bambini a dimenticare il terribile ambiente in cui
vivevano, almeno un po'.
<< Pensate allo spazio>> diceva a Hana e alle altre ragazze.
<<Pensate alla libertà. Lasciate correre la vostra
immaginazione. Ditemi cosa c'è nei vostri cuori. Mettetemelo
sulla carta.>>
Per premiarle le portava sul tetto dell'edificio in modo che
potessero essere più vicine al cielo. Da lassù le ragazze
potevano guardare oltre le mura del campo e vedere in
lontananza le montagne che lo cincondavano.
Potevano sognare gli alberi e le farfalle, i ruscelli e le altalene.
E usando i pastelli e le matite potevano farli rivivere sulla
carta"

pittrice famosa ed era rinchiusa anche lei a Theresienstadt
Frield insegnava alle sue studentesse argomenti seri come la
prospettiva e la composizione. qualche volta le ragazze facevano
dei disegni che avevano come soggetto la realtà: le mura del
ghetto, le persone che facevano la fila per il cibo, i prigionieri
picchiati dai soldati nazisti.
Più di ogni altra cosa, Frieldl voleva che le sue lezioni
aiutassero i bambini a dimenticare il terribile ambiente in cui
vivevano, almeno un po'.
<< Pensate allo spazio>> diceva a Hana e alle altre ragazze.
<<Pensate alla libertà. Lasciate correre la vostra
immaginazione. Ditemi cosa c'è nei vostri cuori. Mettetemelo
sulla carta.>>
Per premiarle le portava sul tetto dell'edificio in modo che
potessero essere più vicine al cielo. Da lassù le ragazze
potevano guardare oltre le mura del campo e vedere in
lontananza le montagne che lo cincondavano.
Potevano sognare gli alberi e le farfalle, i ruscelli e le altalene.
E usando i pastelli e le matite potevano farli rivivere sulla
carta"

.... a lei e ai bambini del campo Auschwitz negò la possibilità di progettare ancora per il futuro e nel futuro...
TUTTE LE IMMAGINI PROVENGONO DAL WEB
Sono disegni di bambini di Terezin scansionati per il web da Patrizia Ercole (attrice e regista)
LA VALIGIA DI HANA
La valigia di Hana
Per il giorno della memoria 2012
Per il giorno della memoria 2012
Ho sempre amato leggere libri per ragazzi ed usavo, quando ero
ancora maestra in servizio, dedidare del tempo alla
lettura, prima di iniziare le attività.
Qualche anno fa incontrai questo libro.
LA VALIGIA DI HANA
E' una storia vera da conoscere, da ricordare e da raccontare.
Impariamo pensiamo e agiamo (per creare la pace) nel
Siamo a Tokio. Nella città esiste un Centro di Educazione per
l'Olocausto al quale collaborano dei ragazzi di una
associazione: Le Piccole Ali
associazione: Le Piccole Ali
L'associazione ed il centro hanno un obiettivo comune:
dare la possibilità a tutti i bambini giapponesi di conoscere
l'Olocausto , una triste pagina della storia del mondo:
Impariamo pensiamo e agiamo (per creare la pace) nel
ventunesimo secolo
è il loro messaggio.
è il loro messaggio.
Un giorno una valigia arriva al Centro di
Educazione dell'Olocausto di Tokio, in Giappone.
E' vuota. Arriva da Auschwitz. Porta queste informazioni
Hanna Brady 625
16 Maggio 1931
Waisenkind
(orfana)
La Direttrice del Centro Fumiko Ishioka promette ai bambini
del centro di scoprire la storia legata a questa valigia.
del centro di scoprire la storia legata a questa valigia.
Viaggia in tutto il mondo per un anno.
Incontra in Canadà il fratello di Hana, trova tanti indizi, che le
permettono di sapere
permettono di sapere
chi era Hana e cosa le era successo.
La storia raccontata è dolorosa, toccante, triste.
Dal libro arriva, però, una grande speranza.
La valigia continua il suo viaggio e la sua missione perchè...
è successo ad Hana.
Noi piccole Ali non dimenticheremo mai cosa è successo a un
milione e mezzo di bambini ebrei.
milione e mezzo di bambini ebrei.
Noi bambini possiamo contribuire a costruire la pace nel
mondo affinchè L'olocausto non si ripeta mai più."
Le foto di questo post sono state recuperate da internet
sabato 21 gennaio 2012
I RAGAZZI DI VILLA EMMA
I ragazzi di Villa Emma
Giornata della Memoria 27 Gennaio 2012
Giornata della Memoria 27 Gennaio 2012
"Il modo in cui vediamo le persone è identico al modo in cui le trattiamo, e il modo in cui le trattiamo è quello che diventeranno" Goethe
Nonantola 7 Maggio 2005
" ... un augurio perchè il lavoro svolto in questo
anno, per far conoscere gli altri e per farsi conoscere, sia
tradotto negli anni a venire come disponibilità ad
instaurare un clima di dialogo, di accettazione, di
solidarietà con persone di altri paesi e di diverse culture"
Mariella
E' questa la dedica fatta nel libro
ANNI IN FUGA
I ragazzi di Villa Emma a Nonantola
offerto in dono a tutti i ragazzi della Quinta C come
ricordo di " La Musica fa volare"
concerto di musica ebraica tenuto
nella Villa Emma di Nonantola il 7 Maggio 2005.
Nel libro si ricorda la storia di un gruppo di ragazzi ebrei,
provenienti da Lubiana, la maggior parte orfani, in fuga
dai nazisti e dalle loro leggi antisemite.
Saranno ospitati a Nonantola in provincia di Modena in una
grande villa: Villa Emma e
vivranno una esperienza di soggiorno, di accoglienza, di
solidarietà che li farà passare alla storia come
- I ragazzi di Villa Emma -
![]() |
| Gruppo di ragazzi di Villa Emma |
Così si ricorda nel libro l'arrivo a Nonantola ed a Villa Emma
- Il treno si ferma accanto ad una casetta con un cartello:
Nonantola. Pieni di curiosità ci avviamo lentamente (... ). Dietro
di noi una folla di italiani, abitanti di Nonantola, tra i quali
d'ora in poi vivremo.
Svoltiamo in una strada asfaltata. (...) Da dietro gli alberi
spunta un edificio magnifico di stile rinascimentale. (...) -
Villa Emma era la residenza estiva di un latifondista ebreo che
l'aveva chiamata così in onore della moglie.
E' un grande edificio quadrato con con due lunghe ali laterali
sul retro.
Un'ampia elegante scalinata dà accesso alla casa attraverso una
porta a vetri .
All'interno della casa regnava una sporcizia incredibile, come
se da decenni non fosse toccata da mano umana
- (...) Eravamo pigiati in due stanze, i maschi in una, le femmine
nell'altra. (....) Per circa un mese le cose andarono avanti così:
alzarsi, ramazzare la paglia nelle stanze, lavarsi a una pompa
davanti
al portone, mangiare in una trattoria...-
I ragazzi durante oltre un anno di soggiorno furono impegnati in
attività diverse di tipo scolastico, di addestramento al lavoro
Dopo l'annucio dell'armistizio tra il governo Badoglio e gli
Alleati, l'8 Settembre 1943...
- La notte tra l'8 e il 9 Settembre 1943 è serena, il cielo è
trapunto di stelle. I ragazzi sono eccitati. Molti non riescono a
dormire.. (...) La notte non porta niente di nuovo. Centinaia di
camion attraversano Nonantola, si fermano ripartono.
I ragazzi sono in pericolo devono partire.-
Nel Settembre 1943 giovani e bambini vennero aiutati a
nascondersi: nel seminario, in un convento di suore, presso
alcune famiglie del paese.
Con l'aiuto di Don Arrigo Beccari e del Dottor Moreali fu
organizzata la fuga verso la Svizzera
![]() |
| Dottor Giuseppe Moreali |
Si salvarono tutti tranne uno...
Nel Viale dei Giusti del museo Yad Vashem di Gerusalemme
ai nomi di Don Beccari e dott. Moreali,
ai nomi di Don Beccari e dott. Moreali,
dal 1965 sono dedicati due alberi
http://youtu.be/55_vot8Rq9Y
![]() |
| Tutti salvi |
![]() |
| Villa Emma Ragazzi ebrei in fuga |
I ragazzi ebrei di Villa Emma a Nonantola
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