SONO UNA MAESTRA IN PENSIONE. AMO LA COMPAGNIA, LA MUSICA, MI PIACE SUONARE, VIAGGIARE, COMUNICARE INTERESSI, SENTIMENTI, VOGLIA DI VIVERE. MI PIACCIONO LE PERSONE CHE NON SONO AVARE IN QUESTO SCAMBIO.

sabato 11 febbraio 2012

TELEPHONE WIRE BASKETS


L'IMBENGE
Gli zulu del Sud Africa per secoli hanno costruito canestri fatti

con erbe e foglie di palma. Questi cesti erano tessuti così stretti

da poter essere utilizzati addirittura per contenere la birra. Oggi,

 riprendendo la vecchia tradizione, gli zulu che vivono nelle

campagne hanno inventato un nuovo cesto: l'imbenge.


Esso è fatto interamente con i fili del telefono riciclati.

L'idea di utillizzare fili del telefono pare sia dovuta alle sentinelle

 che lavoravano a guardia delle fabbriche e della città durante

 l'apartheid. Per non annoiarsi ricoprivano i loro manganelli di

 fili colorati . L'idea fu trasferita all'intreccio di canestri e piatti.

Sono pezzi sorprendentemente creativi, ed unici (one of a kind).

Sono pubblicizzati come cestini resistenti,  lavabili,  con odore di

fumo (pare che li intreccino seduti attorno al fuoco).

Riproducono i colori dell'arcobaleno e sono utilizzati per la

 conservazione di prodotti alimentari.

  Ho appreso di questa tecnica  in

un negozio d'arte di Franschhoek nella zona dei vini (wine route)

 ad est di Città del Capo,  dove ho scattato queste foto. 



venerdì 10 febbraio 2012

Batacchi e marachelle






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Durante i miei viaggi, amo fotografare vecchi portoni con i loro

batacchi. Mi fermo ad osservarli per coglierne i particolari e

ritorno indietro nel tempo a quando ero bambina.
So perchè mi piace fare questo. Cinquanta-cinquantacinque anni

 fa quasi tutte le case avevano la porta con il batacchio, per cui ho

 impresso nella memoria diverse rappresentazioni decorate che

 ho sempre osservato girando per le strade (dalla mano a pugno

 che batteva su di una palla a facce sempre diverse,



 a rappresentazioni di animali o floreali). Noi bambini ci

 divertivamo a battere ripetutamente e con tutta la

 forza il batacchio e poi scappavamo. Ci piaceva il fatto che la

 padrona di casa si affacciasse alla finestra e dicesse: Chi è?

 Nascosti dietro un angolo della casa, silenziosi, ascoltavamo la

 padrona di casa che a volte imprecava contro di noi, altre volte

dimostrava tanta pazienza ed altre volte, se ci scopriva, non

 mancava di minacciarci: Vi ho visti eh!  Glielo dico a vostra

 madre quando la vedo! Questa minaccia non ci

 spaventava. Andavamo via contenti di aver scomodato e fatto

 arrabbiare qualcuno. In realtà, però,  dentro di me sentivo di

 non aver fatto una bella cosa e raccontarlo ai genitori era

 alleggerirsi un po' del peso di aver compiuto un'azione poco

 conveniente. E i nostri genitori?  Ci dicevano di non farlo più.

 Non era una bella azione. Ma allora perchè lo facevano anche al

 nostro portone!!!!!?????

 


venerdì 3 febbraio 2012

Lavorare a maglia



Teatro comunale di Cassano Ionio

...Svelta
svelta
mia calzetta
che ti devo
ormai finire...

Interno del teatro

Con questa frase si apriva il sipario e si dava  inizio ad  una

 commedia in un piccolo teatrino di paese.

Non ricordo di preciso quando, sicuramente un anno tra gli anni

 '50 e '60.

Ero una bambina e spettò proprio a me, seduta al centro del

palco,  con due ferri sotto al braccio ed una lunga calza

penzolante,  a dare il via allo spettacolo,  sferruzzando e

recitando la mia parte.

Fu proprio in questa occasione che imparai a lavorare a maglia.

Questo ricordo me ne richiama un altro: Suor Aurelia.

Era una suora robusta, non la mia preferita che però con infinita

 pazienza mi isegnava a far diritto e rovescio.

La ricordo seduta alla scrivania, con un viso rubicondo e

circondata da tante matite colorate. Le sue mani

avevano sempre un bellissimo odore di legno di matite

 appena appuntite, odore che adoro e che  ancora oggi mi

 richiama alla mente quei ricordi.

Grazie mille Suor Aurelia! 

immagine dal web


venerdì 27 gennaio 2012

A TEREZIN: IMPARARE L'ARTE


Scuola d'arte a Terezin

 

http://youtu.be/kcselx5niZY

In memoria dell'artista Friedl Dicker-Brandeis, che deportata a Terezin nel 1942, parteciperà alla resistenza spirituale del ghetto insegnando arte ai bambini internati. Morta nel campo di sterminio di Auschwitz, con i bambini di Terezin, il 6 ottobre 1944.

Ho incontrata questa artista nel libro La valigia di Hana

Siamo a Theresienstadt (Terezin)

So che Terezin era un campo di sterminio con molti artisti:

 musicisti pittori scrittori che intrattenevano i

 bambini con svariate attività per alleviarne le sofferenze.

Anche Hana era a Terezin

Vorrei far arrivare a tutti voi  l'emozione che ho provato  nel

 leggere queste righe dal libro sopra citato.

" L'insegnante di arte, Friedl Dikeer-Brandeis era stata una

 pittrice famosa ed era rinchiusa anche lei a Theresienstadt

Frield insegnava alle sue studentesse argomenti seri come la

 prospettiva e la composizione. qualche volta le ragazze facevano

 dei disegni che avevano come soggetto la realtà: le mura del

 ghetto, le persone che facevano la fila per il cibo, i prigionieri

 picchiati dai soldati nazisti.

Più di ogni altra cosa, Frieldl voleva che le sue lezioni

 aiutassero i bambini a dimenticare il terribile ambiente in cui

 vivevano,  almeno un po'.

<< Pensate allo spazio>> diceva a Hana e alle altre ragazze.

 <<Pensate alla libertà. Lasciate correre la vostra

 immaginazione. Ditemi cosa c'è nei vostri cuori. Mettetemelo

 sulla carta.>>

Per premiarle le portava sul tetto dell'edificio in modo che

 potessero essere più vicine al cielo. Da lassù le ragazze

 potevano guardare oltre le mura del campo e vedere in

 lontananza le montagne che lo cincondavano.

Potevano sognare gli alberi e le farfalle, i ruscelli e le altalene.

 E usando i pastelli e le matite potevano farli rivivere sulla

 carta"



.... a lei e ai  bambini del  campo Auschwitz negò la possibilità di progettare ancora per il futuro e nel futuro...

TUTTE LE IMMAGINI PROVENGONO DAL WEB
Sono disegni di bambini di Terezin scansionati per il web  da Patrizia Ercole (attrice e regista)

LA VALIGIA DI HANA

La valigia di Hana

Per il giorno della memoria 2012

Ho sempre amato leggere libri per ragazzi ed usavo, quando ero

ancora maestra in servizio,  dedidare del  tempo alla

lettura, prima di iniziare le attività.

Qualche anno fa incontrai questo libro.





LA VALIGIA DI HANA

E' una storia vera da conoscere, da ricordare e da raccontare.

Siamo a Tokio. Nella città esiste un Centro di Educazione per

 l'Olocausto al quale collaborano dei ragazzi di una

 associazione: Le Piccole Ali

L'associazione ed il centro hanno un obiettivo comune:

dare la possibilità a tutti i bambini  giapponesi  di conoscere

l'Olocausto , una triste pagina della storia del mondo:


Impariamo  pensiamo e agiamo (per creare la pace) nel

ventunesimo secolo

è il loro messaggio.

 Un giorno una valigia arriva al Centro di

 Educazione dell'Olocausto di Tokio, in Giappone.


 E' vuota.  Arriva da Auschwitz. Porta queste informazioni

Hanna Brady 625

16 Maggio 1931

Waisenkind
(orfana)

La Direttrice del Centro Fumiko Ishioka promette ai bambini

 del centro di scoprire la storia legata a questa valigia.

Viaggia in tutto il mondo per un anno.

 Incontra in Canadà il fratello di Hana, trova tanti indizi, che le

permettono di sapere

chi era Hana e cosa le era successo.


  La storia raccontata è dolorosa, toccante, triste.

 Dal libro arriva, però, una grande speranza.

La valigia continua il suo viaggio e la sua missione perchè...

"Noi Piccole Ali, racconteremo




 a tutti i bambini giapponesi cosa

è successo ad Hana.

Noi piccole Ali non dimenticheremo mai cosa è successo a un

milione e mezzo di bambini ebrei.

 Noi bambini possiamo contribuire a costruire la pace nel

mondo affinchè L'olocausto non si ripeta mai più."





Le foto di questo post sono state recuperate da  internet

sabato 21 gennaio 2012

I RAGAZZI DI VILLA EMMA

I ragazzi di Villa Emma
Giornata della Memoria 27 Gennaio 2012
"Il modo in cui vediamo le persone è identico al modo in cui le trattiamo, e il modo in cui le trattiamo è quello che diventeranno" Goethe

Nonantola 7 Maggio 2005

" ... un augurio perchè il lavoro svolto in questo

anno, per far conoscere gli altri e per farsi conoscere, sia

tradotto negli anni a venire come disponibilità ad

instaurare un clima di dialogo, di accettazione, di

solidarietà con persone di altri paesi e di diverse culture"

Mariella


E' questa la dedica fatta nel libro


ANNI IN FUGA

I ragazzi di Villa Emma a Nonantola


offerto in dono a tutti i ragazzi della Quinta C come

 ricordo di " La Musica fa volare"

concerto di musica ebraica tenuto

nella Villa Emma di Nonantola il 7 Maggio 2005.






Nel libro si ricorda la storia di un gruppo di ragazzi ebrei,

provenienti da Lubiana,  la maggior parte orfani, in fuga


dai nazisti e dalle loro leggi antisemite.


Saranno ospitati a Nonantola in provincia di Modena  in una

grande villa: Villa Emma e


vivranno una esperienza di soggiorno,  di accoglienza,  di

solidarietà  che li farà passare alla storia come 

- I ragazzi di Villa Emma -

Gruppo di ragazzi di Villa Emma

  Così si ricorda nel libro l'arrivo a Nonantola ed a Villa Emma

- Il treno si ferma accanto ad una casetta con un cartello:
Nonantola. Pieni di curiosità ci avviamo lentamente (... ). Dietro
di noi una folla di italiani, abitanti di Nonantola, tra i quali
d'ora in poi vivremo.
Svoltiamo in una strada asfaltata. (...) Da dietro gli alberi
spunta un edificio magnifico di stile rinascimentale. (...) -

Villa Emma
Villa Emma cartolina

Villa Emma era la residenza estiva di un latifondista ebreo che
l'aveva chiamata così in onore della moglie.
E' un grande edificio quadrato con con due lunghe ali laterali
sul retro.
Un'ampia elegante scalinata dà accesso alla casa attraverso una
porta a vetri .
All'interno della casa regnava una sporcizia incredibile, come
se da decenni non fosse toccata da mano umana


- (...) Eravamo pigiati in due stanze, i maschi in una, le femmine
nell'altra. (....) Per circa un mese le cose andarono avanti così:
alzarsi, ramazzare la paglia nelle stanze, lavarsi a una pompa
davanti
al portone, mangiare in una trattoria...-

I ragazzi durante oltre un anno di soggiorno furono  impegnati in

attività diverse di tipo scolastico, di addestramento al lavoro

agricolo ed artigianale.



Dopo  l'annucio dell'armistizio tra il governo Badoglio e gli

Alleati, l'8 Settembre 1943...

- La notte tra l'8 e il 9 Settembre 1943 è serena, il cielo è
trapunto di stelle. I ragazzi sono eccitati. Molti non riescono a
dormire.. (...) La notte non porta niente di nuovo. Centinaia di
camion attraversano Nonantola, si fermano ripartono.
I ragazzi sono in pericolo devono partire.-


Nel Settembre 1943  giovani e bambini vennero aiutati a

nascondersi: nel seminario, in un convento di suore, presso
alcune famiglie del paese.

Con l'aiuto di Don Arrigo Beccari e del Dottor Moreali fu

Dottor Giuseppe Moreali
organizzata la fuga verso la Svizzera
Si salvarono tutti tranne uno...

Don Arrigo Beccari










Nel Viale dei Giusti del museo Yad Vashem di  Gerusalemme
ai nomi di Don Beccari e dott. Moreali,
dal 1965 sono dedicati due alberi




 http://youtu.be/55_vot8Rq9Y
Tutti salvi


Villa Emma
Ragazzi ebrei in fuga

I ragazzi ebrei di Villa Emma a Nonantola